Metodi Formali nell’e-government (Formal Methods in e-Government)

L’applicazione dei metodi formali, ed in particolare la verifica automatica di proprietà, può risultare uno strumento di supporto al  monitoraggio, così da gestire le esigenze, che emergono nell’e-govermnet, come in molti altri domini applicativi, dalla pianificazione, verso un controllo e miglioramento continuo.

Per chi è interessato a questo tema, una recente pubblicazione, frutto del lavoro del gruppo di ricerca sull’e-government dell’Università di Camerino di cui faccio parte, risulta essere una, mi auguro piacevole, lettura.

Flavio Corradini, Andrea Polini, Alberto Polzonetti, Barbara Re. Business Processes Verification for e-Gov Service Delivery. Information Systems Management journal, Volume 27, Issue 4 September 2010, pages 293 – 308.

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2 thoughts on “Metodi Formali nell’e-government (Formal Methods in e-Government)

  1. piacevole lettura sicuramente!
    mi viene da chiederti:
    1) questo metodo così rigoroso è applicabile solo a casi studio o anche a rilevazioni “a tappeto” (sullo stile di quelle che fa l’Istat su 5000 comuni)?
    2) pensi sia possibile classificare i 43 servizi contenuti nell’ultimo rapporto DIT-CRC (http://bit.ly/oc5b1y) secondo un qualche criterio legato alla complessità “potenziale” dei processi o dell’implementazione? Questa classificazione andrebbe però ovviamente fatta ex ante solo sulla base della lista e della definizione che abbiamo dato a ciascun servizio (http://e-gov.wikispaces.com/Lista+dei+servizi). L’obiettivo sarebbe poter verificare, ad esempio, se i servizi più diffusi ad un elevato livello di interattività sono anche i più semplici da implementare.

  2. L’approccio che abbiamo seguito è di certo qualitativo e principalmente orientato ai casi di studio, ma facilmente adattabile a tutti i contesti in cui si può evidenziare un processo, più o meno strutturato, auspicabilmente che coinvolga due o più amministrazioni. L’idea di fondo è legare a ciascun servizio una valutazione sostenibile che non sia meramente basta ai livelli di interattività, ma permetta di ragionare sul come il servizio è sviluppato. Detto questo per quel che riguarda la tua prima osservazione di certo l’approccio è applicabile a rilevazioni a tappeto, ma la complessità della rilevazione cresce rispetto al numero di processi da osservare, anche se raggruppati per classi potrebbero essere piuttosto simili (es. il cambio di residenza è sostanzialmente uguale in tutti i comuni italiani). Rispetto, invece, all’applicazione dell’approccio ai servizi contenuti nell’ultimo rapporto DIT-CRC credo che si possano osservare utili risultati. Come hai ben detto la classificazione va fatta ex ante per capire però ex post l’effettivo impiego/utilizzo del servizio andando a ragionare sul come questo sia strutturato. Che ne dici ci vogliamo imbarcare in questa avventura?!? 🙂

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